
La pellicola di Paolo Franchi affronta l’interiorità umana prendendosi una briga che pochi si sobbarcano nel nostro cinema: “E’ difficile fare un film così sia in Italia che all’estero. La scena della masturbazione che è stata tanto criticata non è altro che un gesto anarchico nei confronti dell’autorità dell’arte”. Proprio le opere d’arte del padre di Bruno nel film hanno un ruolo collaterale ma dal forte simbolismo, non a caso il titolo Nessuna qualità agli eroi è lo stesso di uno dei quadri che si vedono. Franchi non nasconde una passione per l’arte moderna, alla quale a modo suo si ispira nei suoi film: “Quando abbiamo girato il film per rappresentare l’arte del padre di Bruno avevamo in mente come riferimento l’informale materico, quindi Burri e Vedova. Anche nel cinema secondo me l’immagine che ha più potere è quella che non è immediatamente intuibile, ma si sovrappone all’invisibile, al fuori campo. Un’immagine che dia vita all’interpretazione”.
Proprio il rapporto tra critica e arte può essere accomunato a quello tra cineasta e critico cinematografico, e il regista bergamasco ha una sua forte opinione a riguardo: “Secondo me in Italia non c’è più una critica. Sui quotidiani di 15 anni fa si trovavano delle vere recensioni e la critica faceva analisi complete dei film. Oggi si trovano delle recensioni nelle quale si descrive la trama e poi si dice se il film sia bello o brutto, senza fare nessun tipo di analisi della pellicola, spesso anche perché non se ne hanno i mezzi. Si leggono tante cose invece su tutto quello che accade intorno ai film e ai festival”.

Elio Germano è senza dubbio l’attore del momento, anche questa volta interpreta un ragazzo dalla personalità border line, personaggio che evidentemente gli è molto gradito e di cui parla così: “E’ certamente più interessante dal punto di vista professionale un personaggio del genere. Luca si confronta con sé stesso, col proprio genitore e con la propria interiorità. Vi si possono ritrovare molti riferimenti alla letteratura: dall’Edipo Re a Dostoevskij.

Anche a Bruno Todeschini, l’altro protagonista, bisogna dare atto di aver dato al proprio personaggio una grande intensità, paragonabile in parte anche le interpretazioni della Nouvelle Vague

La figura del personaggio di Irene Jacob, dopo un inizio stentato, prende corpo pian piano che la storia progredisce, lei la pensa così: “La sceneggiatura che mi presentò Paolo mi sembrava molto complessa, ci ho trovato dei riferimenti letterari che vanno da Dostoevskij a Kafka.

Per Mimosa Campironi è stato il primo vero ruolo importante sul grande schermo: “Innanzitutto mi sento in dovere di ringraziare Paolo, per me è un onore parlare qui.

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