giovedì 15 ottobre 2009
La magia della musica marocchina pervade il primo giorno del Festival di Roma
mercoledì 14 ottobre 2009
Recensione: Nemico pubblico

John Dillinger era per gli Stati Uniti della Grande Depressione l’antieroe di un popolo intero, l’inafferrabile rapinatore di banche, romantico, metteva in ginocchio, colpo su colpo, proprio quegli istituti che in quegli anni affondavano l’economia di un Paese intero. L’uomo che da solo mise in crisi e in discussione l’efficienza e l’effettiva utilità della neonata FBI. Colui che sfidò l’intero sistema, mettendo a segno evasioni e rapine da costa a costa.
Dozzine di romanzi e produzioni se ne sono occupati prima, ma qui ci si trova di fronte a qualcosa di visceralmente diverso.
È questo il pretesto, non da poco, da cui Mann parte: un terreno di contenuti dove il regista si muove a dir poco a suo agio, quello della definizione, quasi epica, di vita, morte e miracoli di cattivi dal cuore d’oro. Assassini dal carisma incontenibile sullo schermo, come il Tom Cruise di Collateral, o i poliziotti corrotti di Miami Vice, che l’affermazione planetaria di Michael Mann permette di veder interpretati da star di prim’ordine.
Stavolta è il turno di un Depp nella sua interpretazione perfetta, che accantona, almeno fino al 2011, i panni di pirata fulminato, e si ritrova magnetico protagonista di un gangster movie girato, ovviamente, alla Mann.
Proprio la coppia Depp-Mann sarà il motore di “Public enemies”, inquadrature con telecamera a spalla al servizio di un’interpretazione vecchia scuola, dove non per forza bisogna trasformarsi, ingrassare, imbruttirsi, invecchiarsi o prendersi in giro per richiamare amori di pubblico, critica e Academy.
Il resto, seppur ben curato, è un contorno che qui diviene di poco conto: il Bale inespressivo relegato ad un ruolo volutamente secondario, la descrizione di un’epoca vista ormai troppe volte al cinema, il crogiolarsi su facili stereotipi che la vita da ladro gentiluomo e un’ottima spalla femminile quale ‘Edith Piaf’ Marillon Cotillard porgono facilmente.
Ed allora giù il cappello per Mr. Mann che, nell’epoca del 3D a tutti i costi, zittisce tutti e si conferma assoluto padrone del cinema d’avanguardia tecnologica ad alto budget. “Public enemies” funziona su tutta la linea (cast, sceneggiatura, scenografie, costumi), è un gangster-movie di primo livello, dove però sembra che il girato sia quello del backstage di una webtv indipendente inviata sul posto a dar fastidio e non quello ufficiale della major di turno (Universal).
sabato 26 settembre 2009
Presentata la 4° edizione del Festival del Cinema di Roma

Tanta carne al fuoco, prodotti interessanti ed iniziative lodabili. Forse l’anno della consacrazione, forse semplicemente una crescita rispetto al 2008.
Cominciando a puntare l’occhio sul concorso giungono subito le note liete per i cinefili che affolleranno l’Auditorium dal 15 al 23 ottobre.
In concorso: "Alza la testa" di Alessandro Angelini, "L'uomo che verra"di Giorgio Diritti, "Viola di mare" di Donatella Maiorca, "Up in the air" di Jason Reitman con George Clooney, "Triage" di Danis Tanovic con Colin Parrel e Christopher Lee, "After" di Alberto Rodriguez, "Broterhood" di Nicolo Donato, "Chaque jour est une fete" di Dima El-Horr, "Dawson Isla 10" Miguel Littin, "The last station" di Micheal Hoffman con Helen Mirren, "Plan b" di Marco Berger, "Qingnian" di Geng Jun, "Les Regrets" di Cèdric Kahn, "Vision" di Margarethe Von Trotta.
Prodotti che, più delle altre edizioni, potranno dare luce ad un concorso che a Roma, per dirla tutta, ha sempre fatto storcere la bocca al pubblico, ma soprattutto alla critica, lasciando il meglio del materiale alla sezione Premiére.
Da tener sott’occhio quindi i tre italiani che concorreranno al Marco Aurelio d’Oro: Angelini e Castellitto fieri del loro “Alza la testa”, quell’apprezzato Giorgio Diritti già autore di “Il vento fa il suo giro”, e l’amore saffico narrato dalla Maiorca in “Viola di mare” messo in scena dall’interessante trio femminile Cucinotta-Ragonese-Solarino.
Prestigiose le firme del Premio Oscar Tanovic che aprirà la manifestazione col suo “Triage” con Colin Farrell, le opere della Von Trotta e di uno dei giovani maestri della commedia nera come Jason Reitman, vincitore dell’edizione 2007 col sorprendente “Juno”, che porterà nella capitale il suo “Up in the air” con un protagonista che farà discutere al Festival non solo per la sua interpretazione, George Clooney (confermato per il red carpet).
Fuori Concorso i protagonisti indiscussi sono, ovviamente, i Cohen che presenteranno “A serious man”. Nonostante la direttrice Detassis li avrebbe visti (e chi non lo avrebbe fatto?) perfetti per il concorso, i cineasti statunitensi, come era semplice prevedere, hanno declinato la proposta, regalando però al Festival la loro presenza sul tappeto scarlatto. Buone speranze anche per l’ultimo di James Ivory e per la commedia “Julia & Julia” che culminerà l’omaggio a Meryl Streep e che chiuderà la kermesse.
Per l’appunto gli omaggi di quest’anno saranno dedicati all’attrice statunitense, all’impegnato Richard Gere e allo scomparso Heath Ledger, del quale verranno proiettati l’ultimo film a cui ha partecipato come interprete “The Imaginarium of Doctor Parnassus” di Terry Gilliam e alcuni cortometraggi da lui scritti e diretti, mai visti prima. Verdone e Servillo lasceranno le poltrone della Sala Petrassi per l’incontro-scontro a Gabriele Muccino e Giuseppe Tornatore. Altri incontri con lo scrittore Paulo Cohelo, che presenterà un insolito film, e con la più casereccia Asia Argento.
Anche quest’anno, purtroppo, il popolo del Festival dovrà sopportare i deliri adolescenziali post-pubertà degli invasati fan della saga firmata dalla Meyer, 20 minuti di “New moon” verranno presentati, e la presenza dei divi-vampiri non è ancora stata confermata, né tantomeno, ovviamente, smentita.
Molto è affidato sulle spalle di Mario Sesti e della sua sezione L’Altro Cinema, che nelle scorse edizioni si è rivelata fiore all’occhiello della manifestazione, portando alla ribalta e spostando dal cono d’ombra, come lui stesso lo definisce, prodotti davvero sorprendenti, uno su tutti quel “Man on wire” Premio Oscar come Miglior Documentario l’anno passato.
Le premesse sono buone, da notare la maggior compattezza e coerenza della manifestazione, che, da calderone scoordinato ed affrettato che era l’anno passato, sembrerebbe aver assunto un’identità, se buona o meno ancora non è lecito saperlo, quantomeno delineata.
Info utili: I biglietti sono acquistabili dal 28 settembre: all'Auditorium (luogo principale dove si svolge il festival), su internet, in altri punti vendita autorizzati. Per tutte le informazioni ed il programma c'è il sito www.romacinemafest.org.
domenica 19 aprile 2009
Recensione: Earth

La Disney Nature è pronta a prenderci per mano, ed immergerci nella natura incontaminata e mozzafiato che ricopre le zone (a noi) remote del pianeta. Un’esperienza rigenerante ed incredibile quella che la voce di Paolo Bonolis ci racconta, una visione che, però, ci scaraventa anche di fronte alle nostre responsabilità. La posizione di predominanza che la nostra specie ha naturalmente assunto ci ha portato, sempre naturalmente, a distruggere la Terra che ci ospita, nelle modalità più disparate possibili, riempiendoci la bocca, perlopiù nei momenti di relax, di parole e progetti “per l’ambiente” mai realizzati o fortemente perseguiti dalla comunità internazionale. Il documentario che la Disney e la Bbc confezionano si affida ad una potenza visiva che vale, da sé, la visione. Storie di animali in difficoltà per la sopravvivenza, una ‘famiglia’ di orsi polari, un elefante e due megattere saranno protagonisti di dure odisee, alla ricerca di quell’habitat che riscaldamento globale ed inquinamento hanno sottratto loro. Il Polo, il deserto e l’oceano allora diventeranno le vere star del docu-film, gli attori non accreditati di un urlo di dolore corale che arriva dal cuore della Terra. Tutto decodificato attraverso la percezione umana del concetto di famiglia e amore verso i figli, al quale “Earth” rimarrà forse un po’ troppo appeso per tutta la sua durata. Avremmo preferito un’emancipazione totale dalla voglia di umanizzare ogni espressione della natura, particolarmente disneyana, prediligendo il messaggio ambientalista che un tuffo nella natura nuda e cruda avrebbe saputo sopportare meglio. Resta la qualità tecnica della pellicola a renderne giustizia, gli amanti della natura rimarranno senza parole di fronte a cotante virtù del nostro pianeta, raramente immortalate così dall’occhio umano. Rimanere a guardare la divina perfezione di un ecosistema in crisi sarà il compito di chi guarda, cominciare ad attivarsi nel proprio piccolo, con tutto quello che un’assennata economia domestica può apportare, il compito di chi, oltre a guardare, sa anche rifletterci su. Un buon esperimento, sia dal punto di vista del puro entertainment, che da quello del messaggio globale, quello di “Earth”, che, se da un lato appare un po’ troppo demagogico e generalizzato, dall’altro ci mette di fronte ad una bellezza che ignoriamo, ad una maestosità al cospetto della quale dovremmo, intimoriti, chinare il capo (avvenimenti recenti ce lo insegnano), e non perseguire la falsa chimera di un benessere a breve gittata, senza saper guardare al (dopo)domani.
martedì 7 aprile 2009
Recensione: Gli amici del Bar Margherita
domenica 29 marzo 2009
Recensione: Fast & Furious - Solo parti originali

lunedì 23 marzo 2009
Recensione Film: Che - El argentino

lunedì 16 febbraio 2009
Recensione: Questo piccolo grande amore

lunedì 2 febbraio 2009
Recensione: Operazione Valchiria

martedì 27 gennaio 2009
Intervista al regista e al cast di Italians

C’è comunque stato un cambiamento nelle motivazioni che spingono gli italiani ad emigrare, soprattutto perché nel dopoguerra si cercava una situazione sostenibile dove lavorare e magari fare anche fortuna: “Gli italiani che adesso vanno all’estero – dice Veronesi – sono di ceto sociale decisamente più alto, e più che altro cercano buoni affari. Hanno però una caratteristica comune che ci accomuna da sempre: l’italiano all’estero da sempre si porta con sé un grado d’italianità molto più alto rispetto alle altre nazionalità. Nel film appare una frase pubblicata sul New York Times: ‘Gli italiani sono il popolo che suona di più al metal detector’, e penso che la nostra italianità è talmente forte e caratterizzante che suoneremmo sotto il metal detector anche nudi. Poi noi sappiamo adattarci meglio, e ci facciamo sempre riconoscere, questo è vero, ma non solo per l’essere caciaroni, anche perché abbiamo sempre un’umanità e una positività che viene sempre e comunque apprezzata”.

La pensa così anche Riccardo Scamarcio: “Credo davvero che in Italia ci sia una sorta di umanità che viene sempre fuori. Ad esempio basta andare in America e vedere quanta violenza c’è, se solo si pensa alla polizia statunitense la nostra polizia e i carabinieri ci fanno simpatia. L’umanità è la nostra migliore qualità, tutto il resto è un casino, qui nessuno rispetta le regole e il più delle volte fa come gli pare”.
Interprete del film anche Ksenia Rappoport, che fa uno strano confronto tra italiani e russi: “I nostri popoli trovo abbiano davvero molto in comune, soprattutto quando vanno all’estero. I russi quando sono fuori sono incredibilmente impacciati, non parlano una parola d’inglese e fanno casino. Da noi in Russia gli uomini italiani sono sinonimo di amore, passione e sole, li vediamo così”.

Sembra proprio che tutti abbiano una precisa e propria idea sugli italiani all’estero, anche Carlo Verdone ce la racconta: “Gli italiani che lavorano e vivono all’estero sono la parte migliore del nostro Paese. Io ho avuto molte occasioni per confrontarmi con questa gente, e mi sono accorto che qualsiasi lavoro facciano portano un carica e un bagaglio di genialità che altri non hanno. Genialità che possono ben confluire, cosa che non succede qui, anche grazie al rispetto e all’osservanza delle regole e ai mezzi di cui dispongono altre società straniere. Se questo accadesse anche in Italia, se ci fosse un minimo di rispetto per le regole in più tutto potrebbe girare per il verso giusto”.
Verdone, aderendo maggiormente ad “Italians”, racconta l’esperienza con Veronesi, unico regista, a parte naturalmente sé stesso, da cui da un po’ di anni si fa dirigere: “Giovanni è un mio amico anche nella vita privata, e dopo aver fatto i due manuali d’amore ho pensato che non ci potesse essere due senza tre. Ho quindi accettato il ruolo volentieri, anche perché ogni tanto mi fa bene fermarmi e far anche l’attore senza far l’autore. Veronesi poi ormai capisce e conosce i miei tempi, riesce a dare spazio ai miei tic e alle mie caratteristiche. Gli ho chiesto di mettere in imbarazzo il mio personaggio spesso, infatti quando sono in imbarazzo riesco a dare il mio meglio. Poi nel film da una prima parte in cui sono impacciato ed imbranato, passo ad una temperatura meno comica e più poetica, scoprendo nella casa-famiglia quei valori meno effimeri che forse cercavo veramente”.

Anche Sergio Castellitto fa parte felicemente del cast di “Italians”, misurandosi con la commedia, come poche volte gli era successo in carriera: “Io sono uno che frequenta poco la commedia. Già feci “Silenzio si nasce” con Giovanni in compagnia di Paolo Rossi, ed avevo un bel ricordo, poi sono stato battezzato al genere proprio da Carlo in “Stasera a casa di Alice” a fianco di Ornella Muti, perciò mi allettava l’idea di tornarci su. Essendo anche io regista quando lavoro per altri sono molto obbediente, un ospite gentile ed educato nel mondo dell’altro regista. Per Veronesi gli attori sono gli effetti speciali dei suoi film, e ovviamente contribuiscono di loro alla storia e alla sceneggiatura, ad esempio nel nostro episodio nel piccolo dialogo sul mutuo, che trovo di una forza incredibile, ho collaborato alla scrittura”.
L’attore romano confida di aspettare ansioso la reazione del pubblico meno navigato: “Sono davvero molto curioso di vedere la reazione dei ragazzi giovani. Questo è un film che cerca di portare un’analisi abbastanza approfondita sulla natura e l’essenza del nostro essere, inserendo questi elementi riflessivi all’interno di una commedia. D’altronde se guarderai alla commedia potrai sempre trovare un’analisi sociologica di fondo, invece guardando alla sociologia difficilmente ci troverai della commedia”.
All’interno di “Italians” c’è un elemento, per alcuni disturbante, per altri riuscito, che si emancipa completamente dalla produzione di genere: il personaggio di Dario Bandiera muore, Veronesi ce lo spiega: “Questa volta sono voluto andare un po’ oltre, inserendo la morte di Bandiera. Volevo vedere se il pubblico continuava a seguirmi, perché inserire un elemento del genere in un film di questo tipo non è assolutamente facile da digerire. Infatti la prima sensazione è quella di aspettarsi che il personaggio rispunti fuori da qualche parte, o che non sia lui l’assassinato. Lo spettatore poi se ne capacita, il film cambia completamente, e si è portati a ricercare un senso di quiete e pace, che parzialmente si ritrova nella parte finale del film e nella casa famiglia”.
Il presidente Filmauro Aurelio De Laurentiis, spiazzando anche lo stesso Veronesi che aveva appena detto: “Il prossimo che farò non sarà un film ad episodi, ma non voglio dirvi altro…”, ha annunciato che è di prossima produzione la nuova fatica del regista toscano: “genitori e Figli – Istruzioni per l’uso”.