
E proprio in questo scenario l’abile Almodòvar tesse una trama fatta di incesti, di silenzi e di credenze popolari. Una serie di episodi incalzanti che, un fotogramma dopo l’altro, dipingono gli uomini così come neanche il più malizioso pennello di una convinta femminista oserebbe fare. Il tutto aiutato dalla fredda fermezza di Raimunda (Penelope Cruz) che come un generale silenzioso infonde sicurezza e coraggio al suo esercito al femminile per affrontare la battaglia più dura, quella di una quotidianità provinciale insostenibile. Un film che racchiude in se tanti generi: dalla commedia al dramma (tipici di Almodòvar), per arrivare fino all’horror e al thriller, rappresentati dalla presenza di fantomatiche apparizioni e di un omicidio impunito…
Il regista e sceneggiatore spagnolo, dopo i due successi agli Oscar con “Tutto su mia madre” (Miglior film straniero) e “Parla con lei” (Miglior sceneggiatura), ha sfiorato, confermandosi anche quest’anno, la Palma d’oro a Cannes proprio con Volver, battuto da favorito al fotofinish dall’ultima opera di Ken Loach; si è comunque potuto consolare con la vittoria dell’intero cast femminile come Migliori attrici.
Comunque Volver è un film da vedere sia per la sua perfezione tecnica che per la sua capacità di emozionare con semplicità, regalando scene di un amore molto diverso da quello romantico delle patinate commedie hollywoodiane,a cui siamo ormai abituati nelle grandi sale, o da quello drammatico del cinema europeo, ma più vicino a quello matriarcale del neorealismo all’italiana.
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